Professionalmente parlando dieci anni or sono ho compiuto l'azzardo più grande della mia vita (legato alla decisione di sposarmi) trasferendomi da Milano a Napoli, da Finanza & Futuro Fiduciaria (gruppo Deutsche Bank, che sarebbe in seguito divenuta parte di DWS Investment Italy SGR) a Borsaconsult Sim (ceduta dopo neppure un anno alla Banca Popolare di Bari) e poi mettendomi in proprio (col suddetto istituto barese non ci "intendemmo" reciprocamente e preferii seguire le mie aspirazioni piuttosto che le loro promesse di "carriera") con la nascita di 6 In Rete Consulting (6inrete.it).
Ora, fare il lavoro dell'analista finanziario (e prima del gestore patrimoniale) a Napoli e non a Milano ha i suoi indubbi svantaggi: inesistenza o quasi di un mercato locale di intermediari con cui confrontarsi (non considero ovviamente promotori finanziari e private bankers non perchè non siano persone degne o capaci ma perchè fanno un mestiere diverso dal mio), lontananza dai centri dove si effettuano presentazioni societarie (sostanzialmente solo più a Milano, con qualche rara eccezione a Roma), minor "polso" del mercato (che è sì telematico ma viene pur sempre svolto da persone che siedono ad un migliaio di chilometri di distanza quando non stanno a Londra o a New York). Per cui in questi anni anche se sono sempre stato in grado di trovare nuovi clienti e nuovi progetti per me e la mia società non posso certo dire che siano state rose e fiori, a momenti esaltanti sono seguiti passaggi a vuoto e periodi, anche se fortunatamente mai troppo prolungati.La vera sorpresa è che nel corso degli anni la crisi sembra avere colpito molto più le grandi strutture di Milano (e persino alcune all'estero), tanto che non sono state poche le telefonate di amici ed ex colleghi che chiedevano se sì, insomma, magari, hai visto mai... sapessi io di qualche società che stesse cercando analisti o gestori a Napoli o Roma. Del resto che il settore finanziario italiano fosse uno stagnetto che si andava asciugando ebbi modo di dirlo a colleghi (e miei responsabili) come Massimo Cesareo, Giordano Beani, Massimo Fortuzzi o Carlo Mozzi, tutti nomi noti nel settore per le capacità dimostrate di produrre risultati per le proprie società e i propri clienti.
Così quando oggi ho chiamato Milano per fare due chiecchiere con una persona a me cara che non sentivo da un po' di tempo non mi è parso così strano fare la "conta dei caduti" per una buona mezzora, scoprendo che rispetto alla volta precedente la lista di chi "non è più tra noi" (solo in senso professionale, per fortuna) si è ulteriormente allungata, in molti casi indipendentemente dalla validità del singolo manager. Il che mi fa riflettere e pensare che, in fondo, decidendo di affrontare il mare aperto già dieci anni fa ho sicuramente peccato di presunzione e affrontato rischi eccessivi rispetto a quelli a cui sarei andato incontro rimanendo all'interno di strutture più forti. Ma in compenso mi sono risparmiato, probabilmente, una o più ulcere, molto stress di cui già iniziavo ad accusare antipatici sintomi (scomparsi dopo il trasferimento) e forse mi sono preparato al futuro meglio di tanti altri colleghi, anche se il futuro vuol dire fare un lavoro diverso da quello che amavo fare dieci anni fa (e che rifarei anche ora se solo qualcuno me lo proponesse).
All'epoca poco sapevo, se non in termini di bilanci e indici di redditività e solidità patrimoniale, di internet, di social network, di mondi virtuali. Oggi li uso per lavoro almeno 12 ore al giorno, sia per seguire i mercati finanziari di tutto il mondo sia per confrontarmi con persone tra le più disparate, dagli architetti agli ingegneri, dalle pr manager agli uffici stampa, dai giornalisti ai webmaster, fino ad artisti di vari campi. Oltre a fare analisi su mercati e strumenti finanziari, oltre ad aver insegnato per sei anni Economia e Organizzazione Aziendale alla facoltà di Ingegneria dell'Università Federico II di Napoli, ora so come realizzare contenuti per la carta stampata, per internet, per mondi virtuali e mi diverto non poco con progetti "a zero euro" (di costo ma anche di guadagno) come SLnn.it. Secondo un mio caro amico venuto a mancare da poco sono uno dei pochi esempi in cui "è il mercato che si è sbagliato, non tu", ma un'altra mia conoscente, sociologa, sostiene che semplicemente "essere fuori dal mercato può anche signifcare essere in un nuovo paradigma del pensiero che ancora deve essere accettato e legittimità dalla comunità". Insomma, starei vivendo qualcosa che gli altri scopriranno tra qualche tempo.
Chissà che non sia un vantaggio, per me e per i miei attuali e futuri clienti. Di certo 10 anni sono volati ed io mi me li sono goduti. E di questo debbo ringraziare pubblicamente prima di chiunque altro mia moglie e mio figlio. Senza di loro tutto questo avrebbe avuto molto meno senso e forse sarei tornato sui miei passi, perdendomi l'opportunità di "vivere nel futuro" e poterne trarre per tempo lezioni ed esperienze utili a me e a chi ha con me un rapporto professionale o personale.



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