12 novembre, 2008

Che futuro attende l'Italia?

Lasciamo perdere Second Life anche stavolta (tanto ne parlo quasi ogni sera su SLnn.it), anche se in fondo il discorso che stiamo per fare potrebbe far capire meglio di mille altri studi "seri" alcuni caratteri della "popolazione italiana" presente anche nel metaverso della Linden Lab. Comunque, torniamo (anzi stiamo) in RL.

Secondo gli ultimi dati Istat, prosegue il processo di invecchiamento della popolazione italiana: come ha certificato l’istituto statistico nel suo annuario 2007, ormai un italiano su cinque è ultrassessantacinquenne e anche i “grandi vecchi” (dagli ottanta anni in su) rappresentano il 5,3% della popolazione italiana. Al 1° gennaio 2008 a fronte di una popolazione complessiva salita a 59.619.290 residenti, circa 488.000 in più rispetto all’anno precedente, l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15) registra un ulteriore incremento, raggiungendo il 142,6%.

Considerando i dati a livello internazionale (che però si fermano al 1° gennaio 2006), il nostro paese, con un indice pari a 139,9%, è quello maggiormente investito dal fenomeno dell’invecchiamento aggiunge l'Istat, notando come gli altri paesi dell’Unione europea in cui la popolazione ha una struttura per età particolarmente “vecchia” sono Germania, Grecia e Bulgaria.

Dati che se ci pensate spiegano tanto dell'attuale declino del Belpaese e delle attuali tensioni sociali. Faccio qualche esempio? Il saldo demografico è positivo solo grazie a mezzo milione di immigrati, essendo sempre negativo il saldo naturale (numero nati - numero morti) e da qualche parte sta gente dovrà vivere e lavorare (ma c'è sempre qualcuno che per interesse "di parte" soffia sul fuoco del razzismo). L'invecchiamento spinge le aziende a puntare sui "servizi alla terza età" (avete presente la Cir di De Benedetti che compra ospedali e case di riposo a tutto spiano?) più che su quelli per i giovani. La cronica carenza di fondi porta lo stato (e in questo momento per via della crisi anche i privati) a bloccare il turnover con conseguenza inoccupazione di giovani e donne in percentuali sempre maggiori.

Last but not least chi arriva a posizioni di rilievo in campo economico o politico (ma anche in ambiti artistici o medico-scientifico...) ha in genere l'età per andare a giocare coi nipotini già nel momento in cui si siede per la prima volta sull'agognata poltrona. Che soluzioni potranno proporre secondo voi persone che hanno avuto circa mezzo secolo di vita per maturare le loro "profonde convinzioni" (e che in queste settimane vaneggiavano di poter vivere 120 anni)?

Ah, il giorno in cui, tra una quarantina d'anni, vi diranno che il vostro TFR o il vostro fondo pensione "non è capiente" e quindi vi potranno dare solo una parte di quanto promesso... non venitevi a lamentare col sottoscritto, che se va tutto bene sarò a mia volta a fare il trentesimo lavoro della mia vita a settant'anni passati (ma magari non sarò presidente del consiglio o amministratore delegato) per colmare la differenza tra le mie giovanili speranze e le mie senili disillusioni.

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